entretien avec TBJ pour les télévisions italiennes, réalisé en mai 2008

Par Tahar Ben Jelloun

2008
 

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Libri

Intervista a Tahar Ben Jelloun
Tahar Ben Jelloun “Un viso senza rughe
È un cielo inespressivo.

Un pensiero superfluo.

Terra segnata
dal tempo e dalla grazia
dove è bello fermarsi
come il bambino davanti
all’enigma e alla bellezza”

(Stelle velate, poesie 1966-1995 Einaudi 1998)



"Vivere alla ricerca della Bellezza e della Passione e stare come un bambino davanti all'enigma dell'opera d'arte". Così Tahar Ben Jelloun, poeta e scrittore franco-marocchino, che dal 1971 vive a Parigi, che abbiamo incontrato a Fabriano, nelle Marche, in occasione della Prima edizione del Festival di poesia Poiesis, la rassegna d'arte ispirata al tema della Passione. Tahar Ben Jelloun, molto noto in Italia come autore di romanzi, racconti e saggi oltre che per la sua attività di giornalista per quotidiani come Repubblica e Panorama, è nato a Fes, nel 1944, ed è uno dei più importanti narratori maghrebini.

Il video dell'intervista Intervista di Luigia Sorrentino.

Che cos’è la passione per lei?
Per me la passione è la vita ed è anche il rischio di vedere la vita scorrere, è questa la passione. La passione non è eterna, è una fiamma di cui la passione è il fuoco ma anche la cenere.
Anche la poesia è passione?
La poesia senza passione è come un caffellatte tiepido, imbevibile.

Lei è poeta prima di essere scrittore... crede che un poeta possa diventare un buon narratore?
In generale il poeta non racconta delle storie, ma nel mio caso comincio con la poesia e poi devo necessariamente raccontare delle storie perché vengo da un Paese dove ci sono tante cose da descrivere e quindi utilizzo il racconto e il romanzo per raccontarlo. Mi sono formato con la poesia che rimane anche quando scrivo in prosa.

Il suo ultimo libro uscito in Italia si intitola L'ha ucciso lei. Il suo protagonista, Mohammed, fa una riflessione sul pellegrinaggio alla Mecca e sugli effetti che il sacro produce sulla vita delle persone. Il suo personaggio, addirittura, dice: "I luoghi sacri sconvolgono la percezione delle cose". Che cosa vuol dire per lei 'sacro'?
Il sacro è l'ultima tappa del viaggio alla ricerca del senso della vita ed è per questo che il misticismo ed i poeti mistici mi appassionano molto, soprattutto quelli islamici. Il sacro è quello che ci permette di percepire e di intravedere un po' lo spirito superiore. Non so se credo in Dio e non so se sono un infedele, ma credo molto alla spiritualità e al sacro che è una cosa talmente rara che quando la incontro la rispetto profondamente.

Nella sua scrittura entra il sacro?
Nella mia scrittura il sacro è atteso, ma non è vissuto. Credo che il sacro sia intangibile. Io sono un scrittore che dice cose sgradevoli sulla società, sull'umanità, non sono uno scrittore gentile perché penso che la letteratura deve essere feroce come Caravaggio con la Maddalena, che in apparenza è saggia ma che dietro nasconde altri dipinti in cui Caravaggio è stato di una brutalità terribile. E' stato molto vicino alla realtà, la più terribile.

Mohammed è nato in Marocco e vive in Francia, come lei... Rifiuta l'integrazione e pensa che musulmani e cristiani non potranno mai vivere insieme. Questa è una sua convinzione?
No, quella del libro è una finzione. Ho scelto un uomo della vecchia generazione arrivato in Francia per lavorare. Veniva da un piccolo villaggio dove non aveva nulla, dove non aveva imparato neppure a leggere e a scrivere. Per Mohamed è difficile entrare nel dialogo della civiltà, perché lui è un uomo molto modesto e non è in grado di accettare una cultura così diversa dalla sua, è per questo che soffre molto con i suoi figli che invece vogliono essere accettati dalla civiltà occidentale.

Qual era l'obiettivo che si era prefissato quando scriveva questo romanzo?
Mohamed viene ucciso dalle condizioni di lavoro. Lui è nato per lavorare e nel momento in cui non lavora più muore perché la sua vita è lavorare per nutrire ed educare i suoi figli. Mohamed muore perché perde tutti i suoi figli che vanno via, mentre lui si ritrova in una casa immensa dove nessuno va a trovarlo.

E lui si lascia morire di disperazione e tristezza e quello che lo uccide è la pensione, che allo stesso tempo è una cosa positiva per quelli che hanno passato la vita a lavorare e a penare.

Identità e differenza. Due parole che esprimono concetti diversi ma che forse dovrebbero stare insieme...
L'identità esiste solo nella differenza perché nessuno è identico all'altro. La differenza è la realtà più semplice ed evidente, ma spesso ci sono persone piuttosto ottuse che rifiutano la differenza, che è come rifiutare di vedere il sole o la luce. E' un dato di fatto che la vita è fatta di differenze.

Quando non si accetta la differenza degli altri, si rifiuta di accettare la realtà e i fatti. Io milito per la laicità, non posso dire di essere credente o musulmano. Sono un uomo per cui la fede e la religione sono un fatto strettamente personale e privato. Non parlerei quindi di questo argomento. Quando in

Marocco mi è capitato durante gli incontri pubblici di incontrare degli studenti o dei professori anche loro mi hanno chiesto se credo o meno in Dio e io rispondo che non sono fatti loro.

Che cosa ha portato con sé andando a vivere in Francia? Se lo ricorda? Cosa mise nella sua prima valigia?
La Francia non era una terra completamente straniera, la conoscevo già perché ci ero già stato diverse volte, ma non pensavo di restarci. Credevo anzi di ritornare in Marocco, ma la situazione politica era così critica e disastrosa che non riuscivo a trovare un lavoro o un alloggio in Marocco, allora sono rimasto in Francia e la vita ha fatto il resto.

Lei ha iniziato a scrivere poesie e romanzi a un certo punto della sua vita, che cosa le premeva dentro? Che cosa doveva dire?
Sono molto attento alle ferite dell'umanità, è questo che voglio raccontare. Non amo raccontare le cose che vanno bene. Sia nelle poesie, sia nei romanzi parlo di cose che fanno male, di storie finite male, dell'ingiustizia, dell'ineguaglianza, della condizione della donna e del bambino in quelle società dove non rispettano né gli uni, né gli altri. La letteratura necessariamente deve raccontare le cose che non vanno bene.

Il suo capolavoro è Creatura di sabbia. Nel romanzo lei narra la storia di Mohamed Ahmed, che nasce femmina ma che per volere del padre crescerà maschio, a dispetto del suo corpo...
No, non credo che sia il mio capolavoro… E' un libro che permette di riflettere sull'identità culturale attraverso la sessualità e la condizione della donna, ma è un racconto. Credo che si tratti di un libro che fa viaggiare il lettore in un mondo che non esiste più, il Marocco degli anni '50 e '60, un Marocco molto più arcaico, perché oggi il Marocco è molto più moderno.

Giustizia e dignità sono temi che ritornano continuamente nei suoi romanzi. Perché?
E' come per le ferite. Artisti come ad esempio Pasolini o Caravaggio, che sono entrambi artisti anche se appartengono a due campi diversi, hanno create opere per la dignità umana e per la giustizia, anche se le loro vite sno state terribili, sono state un massacro. Credo che il poeta e lo scrittore, prendete ad esempio Kafka, Dostoevskji, Cechov o Gadda, siano persone ossessionate dalla giustizia e dalla dignità. Non credo che esistano scrittori che facciano l'elogio della brutalità e dell'odio.

Qual è il legame inscindibile tra poesia e bellezza?
La poesia può essere molto dura e allo stesso tempo la bellezza non è sempre rassicurante e piacevole. La bellezza può deviare, non sempre è armoniosa e può turbare. In Francia, negli anni Trenta, un poeta ha scritto cose molto carine, il suo libro si chiamava "Toi et moi", quando ero piccolo mi sembravano dei personaggi graziosi, ma di fatto la poesia era una merda. Tutto era carino ed edulcorato, tutto era così lezioso. La vita non è carina, è terribile.
Perché lei dice che la poesia non ama la televisione?
La televisione può essere un mezzo straordinario, come il cinema d'altronde. Molto tempo fa è stato girato un film che si chiama "Chat d'amour", e se venisse trasmesso in televisione susciterebbe grande sensazione perché è un film estremamente poetico e estremamente violento. La televisione può essere eccezionale ed è aperta sia alla bellezza, sia alla sporcizia, e oggi è catturata soprattutto dalla bruttura e dalla mediocrità. La gente ama la mediocrità e la bruttura, la maggior parte delle persone non amano le cose belle e esigenti, si accontentano di poco. Se si crea, si fa qualcosa di utile, prendiamo ad esempio il design dove si disegnano un divano, una caffettiera, cose belle. L'arte brutta, l'arte che esce dall'ordinario non ha nessuna utilità se non quella di ricordare che nella vita ci sono cose straordinarie che però sono intangibili. Prendiamo come esempio un pittore come Francis Beacon che dipinge la tragedia umana, che gli appartiene in prima persona. Io non vorrei mai un suo quadro nella mia stanza. Riconosco però, che dietro quest'opera c'è una grande forza di espressione ed è per quello che la rispetto. L'arte non sempre è utile ed è lì per accompagnare la vita delle persone. Per la letteratura è diverso e anche se dico che la poesia non è utile, a volte può servire a qualcuno che è disperato. Magari legge un libro e dopo si sente meglio o magari peggio, dipende se il libro lo ha depresso. Credo che leggere un poema bello possa dare energia.

Lei ha scritto diversi libri anche per far conoscere la realtà dell'Islam ai bambini. Come glielo racconta?
L'Islam è una religione venuta dopo il giudaismo, dopo il cristianesimo, il cattolicesimo… E’ una religione monoteista che crede in un solo Dio ed è l'ultima religione che è stata rivelata ad un messaggero, che è il profeta Maometto. L'Islam condivide i valori di tutte le religioni, e cioè rispettare l'essere umano, avere la passione per la fede, il segreto e il mistero della vita. Come tutte le religioni ci sono quelli che la interpretano male e che la girano a loro favore.

Secondo lei qual è il più grande errore che ha commesso l'Occidente nei confronti dell'Islam?
Credo l'ignoranza, la mancanza di curiosità. L'Islam è stato giudicato troppo rapidamente. Prendiamo il caso di Oriana Fallaci, che ha scritto cose orribili e razziste su questa religione. La Fallaci parte da un punto di vista razzista e di donna ignorante. Ha avuto molto successo perché aveva talento e conosceva i suoi lettori, ma ha reso davvero un pessimo servizio alla conoscenza dell'Islam in Italia.

Lei ama molto l'Italia, ama molto la nostra lingua. Come vede oggi il nostro Paese?
L'Italia, sul piano politico, è sempre stata molto particolare. Sono cinquant'anni ormai che dura l'instabilità politica. Direi che gli italiani sono un popolo di anarchici, anche se è una parola forte; non sono mai contenti di chi eleggono. Prima hanno eletto la Democrazia Cristiana, poi la democrazia di sinistra e poi ancora Berlusconi. E' un Paese davvero strano, non capisco come si possa arrivare a questo stadio. Ed è un Paese dove lo Stato non è forte, o meglio lo è a Milano e a Roma, ma non è altrettanto forte in Sicilia, a Palermo a Napoli, e questo è un elemento importante. Fin da quando l'Italia si è unita c'è stata la nostalgia per la separazione, una nostalgia che si deve cercare nella storia e nella psicologia. L'Italia è un Paese magnifico che conserva la più grande collezione di tesori artistici del mondo, inoltre è un Paese molto accogliente. Allo stesso tempo però la politica è delirante e non la capisco. Ma questa è la democrazia, a volte la gente sceglie dei personaggi che non sono molto corretti, ma non c'è niente da fare.



Tahar Ben Jelloun (sito ufficiale)



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