La fièvre qui agite le monde musulman

Version italienne de la chronique sur la grippe porcine publiée par La Repubblica le 8 mai 2009 Par Tahar Ben Jelloun

2009
 

LA FEBBRE CHE AGITA L´ISLAM

TAHAR BEN JELLOUN


Non ne va più bene una! Dopo la crisi, o piuttosto ancora nel suo pieno, mentre ci stavamo appena abituando a vivere con la prospettiva di nuovi sconvolgimenti, ecco arrivare l´influenza – tanto per accrescere e diversificare le nostre paure. Morire poveri e influenzati: che programma! E come se non bastasse, a tutto questo viene ad aggiungersi il ridicolo di alcuni Stati musulmani che rifiutano di nominare la malattia perché oltre a vietare il consumo di carni di maiale, ostentano di negare l´asilo a questi animali. Dunque il contagio dovrebbe seguire vie traverse, per non entrare in Paesi ove da tempo vige il divieto di mangiare i suini, che si cibano dei rifiuti dell´uomo. Questo almeno è il motivo addotto dall´Islam.
Va detto che ai tempi del Profeta non si conoscevano tecniche di conservazione per rendere sicuri gli alimenti deperibili. L´Islam, ultima delle religioni rivelate, ha fatto proprio un divieto alimentare già decretato dall´ebraismo. Ma quali che siano i progressi in campo sanitario, il consumo delle carni suine è respinto con violenza dai musulmani: tanto che tra loro c´è chi indulge all´alcol – senza moderazione – ma non assaggerebbe mai il prosciutto. E dire che nelle terre dell´Islam l´alcolismo uccide: una realtà che gli Stati musulmani nascondono ipocritamente. Ora, se è vero che al limite, la carne di maiale può aumentare il tasso di colesterolo nel sangue, non provoca certo drammi paragonabili a quelli dell´alcolismo.
Lo Stato egiziano ha approfittato della situazione per far abbattere centinaia di migliaia di suini allevati dalla comunità copta, una minoranza cristiana (il 10% della popolazione) i cui diritti non vengono sempre rispettati. Le pressioni degli islamisti, che non perdono mai un´occasione per creare difficoltà al governo, sono state determinanti per l´abbattimento in massa dei maiali. Si è trattato certo di una misura precauzionale, dettata però in buona parte dalla preoccupazione di evitare critiche o manifestazioni da parte degli islamisti; e inoltre un modo per discriminare la minoranza copta. Ma anche per far credere che l´influenza, come l´Aids, sia un castigo inviato da Dio a chi si discosta dalla retta via. Così, in vista di prendere un giorno il potere, l´islamismo accumula piccole vittorie.
Ma ecco che l´Oms decide di cambiar nome alla malattia: in parte per non indisporre il Messico, ma anche per evitare di mettere in imbarazzo i Paesi musulmani. Ora la nuova influenza si chiama H1N1: una decisione tecnica, scientifica, ma soprattutto consensuale. Il nuovo nome consentirà di combattere meglio l´epidemia? Per il momento è la paura a insediarsi stabilmente nel mondo.
Viviamo in un´epoca in cui, nel momento stesso in cui si creano motivi di panico, gli Stati tentano di rassicurarci – tanto che non riusciamo più a capire se ci troviamo davanti a una minaccia realmente grave o a un allarme esagerato. Un giornalista ha avuto la buona idea di ricordare che nel mondo l´Aids uccide ogni anno milioni di persone, e la malaria 1,3 milioni, per la maggior parte in Africa. E che nella sola Francia la banale influenza invernale causa ogni anno 7500 morti. Detto questo, dobbiamo stare su di morale, magari preparandoci a morire per una semplice stretta di mano, o per un bacio dato a una bella messicana!
Traduzione di Elisabetta Horvat